I dischi che consigliamo: le recensioni di Starc ottobre 2015

a cura di Carolina Donati e Stefano Sarzi Amadè

Musica10.5a

G. Holm, O. P. Dyrason, H. Ö. Hilmarsson, K. Holm – CIRCE (Krunk)

Si parte dai Sigur Rós. Perché questo è un progetto parallelo al gruppo islandese, frutto di quattro musicisti, due dei quali appartenenti alla conosciuta band (gli altri due sono il touring guitarist della stessa band e un compositore). Ispirato al mondo del vaudeville e del circo, sarà la colonna sonora di un documentario della BBC in onda l’anno prossimo. Il risultato è uno spettacolare album strumentale dal sound subito riconducibile a quello dei Sigur Rós: ampio, malinconico, poetico, con l’aggiunta di atmosfere cinematiche, passaggi ritmici post-rock e cori algidi come iceberg. Aspettando il prossimo album della band, di cui chissà, questo potrebbe essere un interludio, intenso, bellissimo.

Lana Del Rey – HONEYMOON (Interscope Polydor)

Come suonerebbe oggi un album di una femme fatale anni 60? Come “Honeymoon”. Il nuovo album di Lana Del Rey si apre sulle note in pieno stile 007 della title track e continua il sensuale discorso iniziato con il precedente album. Le atmosfere sadcore, sempre più dilatate e rarefatte e sulle quali si articolano arrangiamenti ricercati e prospettici sui confini del jazz, sono ormai il marchio di fabbrica e di qualità della cantautrice, la quale canta con voce ipnotica e imperturbabile testi crudi e indolenti. Ormai è evidente la scelta musicale di Lana Del Rey, che sembra allontanarsi definitivamente dalla scena pop per abbracciare uno stile sempre più personale e indipendente. Con uno sguardo su un panorama vintage e uno proiettato verso il futuro. Magnetico.

Ane Brun – WHEN I’M FREE (Balloon Ranger recordings)

Dopo una lunga produzione ecco arrivare il nuovo album della talentuosa artista norvegese. Ane Brun (che nella sua carriera vanta prestigiose collaborazioni tra i quali citiamo un certo Peter Gabriel), è da sempre stimata per il suo stile musicale ricercato, elegante e di qualità. Questa volta ha tradotto le aspettative in lei riposte con un disco denso di bellissime canzoni che offrono un viaggio sonoro talvolta in bilico tra sfumature jazz e trip-hop, grazie anche ad arrangiamenti che fondono orchestra e leggere sonorità elettroniche a servizio di composizioni emotive che producono paesaggi intensi seppur sempre delicati. Affascinante come le terre nordiche, bello come l’aurora boreale, il disco che ci regala Ane Brun è una nuova magia.

Julia Holter -HAVE YOU IN MY WILDERNESS (Domino)

Julia Holter è una talentuosissima cantautrice sperimentale, che con “Have you in my wilderness” confeziona l’album più accessibile della propria carriera. Lasciate in disparte le rarefatte composizioni tra ambient e surrealismo degli album precedenti, queste nuove canzoni di impressionante eleganza suonano un po’ come vecchi classici ritrovati su un vecchio lp per poi scoprire, un attimo dopo, moderne sfumature elettroniche. C’è del jazz e dell’avantgarde. C’è del folk. C’è anche del pop. Ci sono archi e sintetizzatori. Ci sono cristalli suonati come percussioni. I racconti stratificati e allo stesso tempo essenziali di Julia Holter sono caleidoscopi sonori nei quali si dipanano racconti profondi. “Have you in my wilderness” è un album pop ambizioso e trionfale che meriterebbe di essere un classico. È un album bellissimo.

Musica10.5b

Starsailor – GOOD SOULS – THE GREATEST HITS (Parlophone)

Gli Starsailor hanno esordito nel panorama musicale nello stesso periodo dei Coldplay, ai quali venivano spesso accostati per il sound, e con i quali condividevano le aspettative di pubblico e critica. Con il passare degli anni, però, gli Starsailor hanno pubblicato album via via sempre più snobbati da critica e pubblico, fino alla pausa, a tempo indeterminato, iniziata nel 2009. Ora la band si è riunita ed è tornata in attività con una serie di concerti e con la pubblicazione di questo greatest hits che raccoglie tutti i singoli dei loro quattro album pubblicati, più due inediti. Le canzoni, in tutto il loro valore e forza espressiva, dimostrano la qualità di questa band, sperando che grazie a una nuova visibilità possa tornare alla ribalta, e ovviamente che possa pubblicare nuova musica.

Cherchez – EVERY OPEN EYE (Universal)

Gli echi della musica anni 80 sono ben presenti anche nella musica attuale, e i Chvrches lo ribadiscono in modo brillante. Nella loro seconda prova in studio, le immediate melodie pop dei brani solidificano l’indole del gruppo musicale che pesca a piene mani nel repertorio di quegli anni. I sintetizzatori costruiscono imponenti basi sincopate e vertiginose come montagne russe sulle quali si armonizza limpida e cristallina la voce della cantante Lauren Mayberry, con testi intensi e agrodolci. Vengono in mente i primi Depeche Mode, per fare un esempio. Però non cadete in inganno: i Chvrches posseggono un’identità ben definita e un linguaggio personale. Dinamico, riflessivo, vorticoso, “Every open eye” è la prova di quanto il pop possa essere appetibile e al tempo stesso di grande spessore.

Disclosure – CARACAL (Island)

Per questo album le attese di critici musicali e pubblico erano altissime. Perché “Caracal” segue l’acclamatissimo album d’esordio “Settle”, e perché in molti si domandavano quale sarebbe stata la nuova mossa di uno dei gruppi elettronici più interessanti in circolazione. “Caracal” è un disco nel quale il duo mescola sonorità house a inedite atmosfere soul e black, rafforzate, oltre che dalla scrittura musicale, dai numerosi ospiti presenti: Sam Smith, Lorde, Kwabs tra gli altri. Il sound pulitissimo e prodotto al minimo dettaglio fa il resto: questo album notturno si muove con classe, elegante proprio come il felide Caracal rappresentato in copertina. Questo è un album caldo che brilla delle luci urbane di sera, in un’atmosfera dinamica anche se dilatata. “Caracal” è il nuovo grande album dei Disclosure.

Ferina Pallot – THE SOUND AND THE FURY (Idaho records)

Frutto del talento estremamente prolifico di questa cantautrice, “The sound and the fury” è un album la cui fioritura ha avuto inizio circa un anno e mezzo fa, quando vennero pubblicati 12 ep per un totale di 60 canzoni, tra le quali è stata selezionata la tracklist del disco. La scrittura musicale di Nerina Pallot non cerca a tutti i costi di sembrare facile, anzi, è profonda e intrisa di ricercatezza cantautorale. A partire dai testi, e dagli arrangiamenti che con lievi elettroniche accompagnano la chitarra della cantautrice. Se il “sound” è così raffinato, la “fury” è da leggersi nella limpida schiettezza dei temi cantati, oltre che nelle ritmiche che risuonano quasi tribali, primordiali. La Pallot offre quindi un affresco moderno sulla condizione dello spirito umano di quest’epoca. Con raffinatezza, grande classe, e con tanta bravura.

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