Marvel’s Daredevil: Più che una serie di supereroi

a cura di Sebastiano Marconcini
Copertina

Dopo la conquista dei cinema, era solo questione di tempo prima che i supereroi invadessero anche la televisione. E così è stato.

Dopo aver creato un vero e proprio “universo” cinematografico, la Marvel, su cui non mi dilungo con inutili presentazioni, è finalmente riuscita a riproporre la stessa formula di successo anche per il piccolo schermo, nonostante il primo mezzo passo falso “Marvel’s Agents of SHIELD”, serie partita come il più classico procedurale (una sorta di CSI dove ogni tanto compariva qualche supereroe minore), aggiustata solo in corsa e forse troppo tardi per creare un pubblico di affezionati. Con questa serie iniziano anche a recuperare terreno rispetto alla DC Comics, che, se al cinema è alla continua rincorsa del successo Marvel, in televisione è invece riuscita a creare un’offerta interessante e di qualità, vedi Arrow, The Flash e le numerose serie in arrivo l’anno prossimo (sì, non ho citato Gotham volutamente). Sopratutto si fanno perdonare il terribile film del 2003 con Ben Affleck nei panni di Daredevil, ma come già detto da allora di strada ne è stata fatta parecchia.

Grazie ad un accordo con l’ormai celebre piattaforma multimediale Netflix, nasce il progetto “Defenders”, serie crossover in stile Avengers che, secondo la formula ben collaudata al cinema, riunirà i supereroi precedentemente introdotti in quattro serie nel seguente ordine: Daredevil, aka Jessica Jones, Luke Cage ed Iron Fist. Il via all’operazione è stata affidata a “Marvel’s Daredevil” e se il buon giorno si vede dal mattino, allora in questo caso la giornata sarà ottima.

Come sempre un piccolo recap della trama: la serie racconta le avventure di Matt Murdock, uomo tormentato da una difficile infanzia, in cui rimase cieco dopo un incidente con degli agenti chimici, che però gli permise di sviluppare tutti gli altri sensi, donandogli vere e proprie capacità sovrumane. La sua esperienza di vita, di cui un elemento fondamentale è il rapporto con il padre, lo porterà a sviluppare un profondo senso di giustizia, che sfogherà sia di giorno, come avvocato nelle aule di tribunale, sia di notte come giustiziere nelle strade del quartiere di Hell’s Kitchen a Manhattan, dove indisturbata regna la criminalità organizzata, con a capo lo spietato Wilson Fisk, del quale non si può pronunciare nemmeno il nome.

Daredevil

Marvel’s Daredevil si distacca subito da quel tono un po’ scanzonato che contraddistingue tutti i film dell’universo cinematografico, ma assume vere e proprie tinte noir, perché definirle dark risulterebbe riduttivo. Proprio questo aspetto contribuisce a dare quel giusto realismo alla serie, termine di per sé difficile da associare ai supereroi, perché comunque ci troviamo nel nostro mondo. Non sono necessari dei “supercattivi” affinché vengano commessi atti atroci e non si diventa eroi dalla mattina alla sera, cosa ben rappresentata nella semplice e lenta evoluzione del costume di Daredevil, che non viene disegnato e cucito a mano nel giro di mezza giornata come ci insegnano i film.

L’evoluzione dei personaggi è soprattutto interiore, poiché il protagonista, caratterizzato anche da una forte identità religiosa, combatte tra il senso di giustizia e le azioni che questa comporta. Il dramma sta nel vivere situazioni in cui il confine tra bene e male è labile e non ben delineato, come ci ricorda il villain della serie la cui spietata crudeltà ed il delirio di onnipotenza nel costruire un mondo migliore sono dovuti alla contrapposta fragilità e solitudine del personaggio. Contrapposizione poi egregiamente rappresentata dagli splendidi titoli di testa della serie, dove è il sangue che scorrendo ricostruisce una rappresentazione della giustizia, della città e dell’eroe.

Sceneggiatura e cura nella regia contribuiscono ad evidenziare le riflessioni proposte dalla narrazione. Marvel’s Daredevil è una serie che non si risparmia, sia nei dialoghi, che non si preoccupano di rallentare il ritmo della puntata pur di raccontare le più piccole sfumature della psicologia dei personaggi, sia nelle sequenze di azione, dove viene mostrata tutta la violenza di questi scontri con la conseguente perdita di sangue che comporta. Tra questi non si può non citare il lungo pianosequenza del finale del secondo episodio “Cut man”, già diventato cult. Inoltre è necessario ricordare il ruolo di Netflix e il suo stile di distribuzione, ovvero il rilascio in contemporanea di tutti gli episodi che compongono una serie, perché hanno fortemente influenzato la cifra stilistica della serie, in quanto potrebbe essere considerata come un unico film di circa tredici ore diviso in più parti.

Daredevil2

Conclude il tutto un cast a regola d’arte, con un ottimo Charlie Cox nei panni di un Matt Murdock assetato di giustizia ed un eccezionale Vincent D’Onofrio, che interpreta magistralmente tutte le sfaccettature di Wilson Fisk, regalandoci uno dei migliori, se non il migliore cattivo Marvel di sempre. Senza dimenticare ovviamente i personaggi secondari, elevati nel loro ruolo dalle performance di Elden Henson, Karen Page, Rosario Dawson, James Wesley e Ayelet Zurer.

In conclusione, sarebbe riduttivo definire Marvel’s Daredevil come una grande serie di supereroi. È anche un esempio di ottima serie a livello stilistico, grazie all’ottima scrittura, tecnica e storie. Ha alzato notevolmente l’indice di riferimento per la qualità delle serie a tema supereroistico, creando un momento spartiacque tra ciò che è stato finora prodotto e quello che verrà, oltre che a sfruttare appieno le possibilità che la serialità ha da offrire rispetto al mondo del cinema. Per questo motivo mi sento di consigliare questa serie a tutti. Se amate i supereroi è la migliore serie del genere che potete trovare in circolazione, mentre se siete tra quelli che a prescindere non amano il concetto di supereroe, la qualità della serie va talmente oltre che piacerà anche a voi.

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