Consigli di lettura: Gabriel Garcìa Màrquez

a cura di Cristina Lonardi

“Non piangere perché una cosa è finita, sorridi perché è accaduta.” Gabriel García Márquez.

Gabriel Garcia Marquez, conosciuto anche come Gabo, nasce il 6 marzo 1927 ad Aracataca, un piccolo villaggio della Colombia; è il primo di sedici fratelli, e viene cresciuto nella città caraibica di Santa Marta, allevato dai nonni.

Dopo la morte del nonno si trasferisce a Barranquilla dove inizia gli studi, diplomandosi nel 1946 e intraprendendo subito i suoi studi universitari in giurisprudenza e scienze politiche, che ben presto abbandona perché non lo affascinano.

Si trasferisce a Cartagena dove inizia a lavorare come giornalista per “El Universal”, collaborando nel frattempo con altri giornali e riviste sia americane che europee, che lo portano a lavorare a Roma per alcuni mesi per un incarico per il suo giornale. Qui segue dei corsi di regia, e sposa Mercedes Barcha nel 1958, dalla quale avrà due figli, Rodrigo e Gonzalo. Da allora ha vissuto per lo più all’estero fra Parigi, New York, Barcellona e Messico.

Visita Cuba mentre inizia la veloce ascesa al potere di Fidel Castro, e comincia una collaborazione professionale con l’agenzia “Prensa latina” fondata dallo stesso Castro, di cui diventa molto amico. Ma le continue minacce da parte del governo e degli esuli cubani lo inducono a trasferirsi in Messico dove scrive il suo primo libro, una raccolta di racconti “I funerali della Mama Grande” (1962).

Qui inizia a delinearsi lo strano e fantastico mondo di Macondo, divenuto poi ispirazione di numerosi scrittori latino americani. I suoi scritti in una prosa scorrevole a volte intrisa da un’amara ironia, coniugano elementi fortemente realistici con altri di pura invenzione. Il suo stile è capace di legare il romanzo ad uno scritto quasi favolistico, d’esempio è “Cent’anni di solitudine”, racconto pubblicato nel 1967, che lo consacrerà come uno dei più grandi scrittori del secolo. È proprio in questo libro che si incontrano lo stile la forma del realismo magico. Altri suoi scritti da ricordare sono “L’autunno del patriarca” del 1975, “Cronaca di una morte annunciata” del 1981, e uno dei suoi romanzi più famosi “L’amore ai tempi del colera” nel 1985. Anche se viene colpito dal cancro, nel 2002 pubblica comunque la prima parte di “Vivere per raccontarla”, la sua autobiografia. E nel 2005 pubblica il suo ultimo romanzo “Memoria delle mie puttane tristi”. Ammalatosi di nuovo, Gabriel García Márquez muore il 17 aprile 2014, all’età di 87 anni. Fra i grandi riconoscimenti a lui attribuiti, il più importante è l’assegnazione del Premio Nobel per la Letteratura nel 1982.

GABRIEL GARCÌA MÀRQUEZ DA LEGGERE:

Marquez

Nessuno scrive al colonnello (1962)

In questo racconto inizia a delinearsi il mondo di Macondo, la strana cittadina in cui sono ambientate le opere più famose dell’autore. Qui un vecchio colonnello aspetta imperterrito e fiducioso la sua pensione ormai da quindici anni, e si reca ogni settimana all’ufficio postale, sempre con il solito foglietto in mano, per sentirsi ripetere ogni volta la solita frase. Nonostante ciò, non si arrende. Ha perso il figlio durante uno scontro con la polizia, e ora l’unico ricordo che gli rimane è un galletto al quale dedica tutto il suo tempo, allenandolo nella speranza di poterlo un giorno portare ai combattimenti clandestini e poterne ricavare qualcosa. Al suo fianco, la moglie, donna razionale e testarda dal carattere quasi opposto a quello del colonnello, critica costantemente il marito, infastidita dai suoi comportamenti. Però, nonostante le personalità diverse, emerge la profonda fiducia e il rispetto che hanno l’una verso l’altra, e l’amore che li lega da decenni si è trasformato in un affetto candido, senile. Anche se il colonnello è cosciente della continua immutabile situazione in cui si trova, si rifiuta di cedere, e il finale irrisolto invita a provare la stessa fiducia e speranza che nutre il colonnello nei confronti del suo destino.

Cent’anni di solitudine (1967)

L’opera tratta la storia di Macondo, un luogo immaginario, dove lo scrittore narra la storia della famiglia Buendìa, seguendo la vita solitaria di sei generazioni in cui nulla muta in realtà, nemmeno i nomi dei personaggi. Gli abitanti della cittadina si sfiorano, si incontrano ma il tutto sembra quasi irreale. Il tempo nel racconto è quari sospeso e segue un andamento ciclico in un continuo prodursi e disfarsi, le vicende dei personaggi tendono ad un persistente, quasi eterno ripetersi per tutto il romanzo. Il carattere che guida la vita di ogni singolo personaggio del racconto è la solitudine, senza che nessuno di loro cerchi realmente di cambiare qualcosa, di uscire dalla perenne malinconia che li affligge. Qualche personaggio temerario decide di uscire dal villaggio, di voler vivere una vita propria ma la maggior parte poi ritorna a vivere la monotonia del villaggio e dei suoi abitanti. La svolta si ha verso la fine del romanzo, quando un discendente della famiglia Buendìa riesce a decifrare le pergamene di Melquiades, un vecchio zingaro, che permetterà agli abitanti del villaggio di uscire da quell’ombra di solitudine che li opprimeva e dalla costante paura di poter un giorno subire le sorti della superstizioni di cui erano convinti essere afflitti.

L’amore ai tempi del colera (1985) 

“Cinquantatré anni sette mesi e undici giorni, notti comprese”, si può perseverare così tanto per amore? Per più di mezzo secolo Florentino Ariza ha aspettato per vedere finalmente coronato il suo sogno d’amore con Fermina Daza. Marquez abbandona l’umida Macondo, per raccontare i colori, la musica e le vicende dell’affasciante gente dell’assolato Caribe. Florentino, poeta malinconico e impiegato telegrafista si innamora di Fermina, il cui padre lo rifiuta facendo sposare la ragazza con il ricco dottore della città, Juvenal Urbino. Ma ciò non fa che animare il giovane, che decide di migliorarsi per poter un giorno essere degno dell’amore della donna, iniziando una brillante carriera nell’azienda dello zio. Nonostante le innumerevoli donne che ha incontrato e conosciuto negli anni, l’amore per Fermina rimane immutato, crescendo anch’esso con l’età. A fianco al racconto della vita di Florentino, viene narrato il matrimonio fra Fermina e Juvenal, unione all’inizio senza amore, che col tempo diventerà solida e autentica, spegnendosi con la morte del marito. Florentino così spera che l’eterna attesa sia finita, e contro ogni evidenza, il sentimento che non ha mai vacillato, l’amore che ha continuato a nutrire in tutti quegli anni, si risolve in un’inattesa e quasi incredibile conclusione.

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