The Good Wife: la classe fatta serie tv

a cura di Sebastiano Marconcini

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Già inserendola all’interno della Top Ten delle migliori serie tv Drama (nel numero precedente di Versione), avevo espresso tutto il mio apprezzamento per The Good Wife, sicuramente una tra le migliori serie tv in circolazione. Anzi, per quanto mi riguarda, gli elementi che concorrono all’elevata qualità di questa serie sono talmente tanti che al momento in televisione non si trova nulla di lontanamente paragonabile.

Procediamo con ordine, però, e per questo è necessario partire dalla trama. The Good Wife si apre con una conferenza stampa in cui il Procuratore di Stato dell’Illinois Peter Florrick (Chris Noth), annuncia le sue dimissioni per esser stato coinvolto in uno scandalo di favori economici e sessuali. Acconto a lui troviamo la moglie Alicia (Julianna Margulies), la quale deciderà di rimanere al fianco del marito in questo difficile momento. Proprio di lei parlerà la serie, il cui titolo riprende l’etichetta che le è stata affidata tramite questo suo gesto di sostegno al marito.

Tale ruolo le è stato cucito addosso dall’opinione pubblica, ma in realtà non la rappresenta, sia per le aspettative da parte di chi ormai ti vede in un certo modo sia per il tono irrisorio che nasconde l’appellativo stesso, il quale vuole dipingere una donna fragile che vive nell’ombra del marito. In realtà The Good Wife ci offre una delle più belle rappresentazioni della donna, quella che deve farsi forza per ricostruire il proprio mondo e che riesce a trarre questa sua forza anche dalle proprie fragilità.

Per occuparsi dei suoi due figli, Alicia decide così di riprendere la carriera di avvocato dopo tredici anni in cui si era dedicata solo alla famiglia. Ed è proprio quest’ultimo aspetto che costituisce una delle anime dello show, anche se bisogna ricordarsi che tutte le vicende sono sempre finalizzate a farci conoscere il personaggio della brava moglie e della sua crescita personale.

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Nonostante questo, però, l’abilità e l’attenzione per i dettagli curata dagli autori rendono The Good Wife una delle serie più interessanti dell’intero panorama televisivo anche per quanto riguarda i temi legali e politici. Prima di approfondire questi aspetti, è doveroso citare chi è alla base di questo capolavoro. I creatori della serie sono i coniugi Michelle e Robert King, mentre i produttori esecutivi sono i fratelli Tony (fino alla sua prematura scomparsa di due anni fa) e Ridley Scott, scusate se è poco!

Riprendendo il discorso, la qualità della sceneggiatura e la cura dei particolari hanno fatto di The Good Wife anche uno dei migliori Legal Drama e un’interessante serie di politica. Per quando riguarda le aule del tribunale, la qualità della serie sta innanzitutto nell’affrontare casi mai banali e di estrema attualità. Un esempio su tutti è il caso delle intercettazioni della NSA (National Secury Agency), sollevato da Edward Snowden, magistralmente inserito all’interno delle storyline della scorsa stagione (la quinta), senza però prevaricare la trama principale della serie. Un altro esempio divertente è stato quello di una causa riguardante un cantante che aveva realizzato la cover di una canzone, ri-arrangiandone la musica, e l’aveva pubblicata su youtube. Questo poi ha denunciato i produttori di una serie tv a tema musicale, colpevoli, secondo lui, di averne copiato l’arrangiamento musicale da lui sviluppato senza pagarne i diritti. Ricorda niente? Si parla di un caso reale successo alla famigerata serie Glee, per cui si sta discutendo se i diritti d’autore vadano alla canzone originale o anche alle diverse reinterpretazioni.

Comunque il bello della serie è di guardare ai diversi casi con realismo, mai limitandosi a vedere il bianco o il nero della situazione, ma considerando anche tutte le sfumature di grigio (ndr. ho cercato fino all’ultimo di evitare quest’espressione, ormai rovinata da certi “libri”, ma niente rende meglio l’idea) della giustizia. Nel corso delle diverse stagioni, gli autori offrono anche un interessante ritratto della politica e soprattutto della macchina che ci sta dietro, soprattutto su come sono gestite le campagne elettorali. Non propriamente legato a questi temi ma aiuta a capire l’attenzione che i creatori rivolgono alla propria serie, è la bellezza della colonna sonora. Si passa dalle sequenze in tribunale con sottofondo rock a scene con musica classica in completo contrasto o ad enfatizzare il momento. Sicuramente la musica contribuisce molto al pathos della serie.

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Ultimo aspetto di The Good Wife da elogiare è ovviamente il magnifico cast. In primis l’interprete della brava moglie, Julianna Margulies, che riesce ad esprimere luci ed ombre di questo personaggio complesso, riuscendo ad esprimersi anche solo attraverso uno sguardo, ed infatti questo ruolo le è valso giustamente un Golden Globe e due Emmy Award oltre ad altri numerosi premi. Poi è giusto citare anche gli altri entusiasmanti interpreti che sono: Christine Baranski (fantastica con la sua classe e la sua risata), Josh Charles (attore, meglio conosciuto per il suo ruolo di Knox Overstreet nel film L’attimo fuggente, che meriterebbe maggiori riconoscimenti) Alan Cumming (attore dalle capacità poliedriche), Archie Panjabi (forte interprete del suo misterioso personaggio), Matt Czuchry (il più giovane del cast principale, ma assolutamente all’altezza) ed infine Chris Noth (perfetto nei panni del politico Peter Florrick). Si dovrebbe affrontare un discorso a parte anche sulle numerose ed importanti guest star; sappiate solo che sono meritevoli tanto quanto i personaggi principali.

Concludo sottolineando la magnificenza di The Good Wife che, al di là del soggetto di partenza abbastanza semplice, è una serie piena di ritmo in grado di appassionarti ad ogni puntata. Infatti, nel corso dei diversi anni è sempre stato un crescendo qualitativo ad ogni stagione, composta sempre da ventidue episodi, minimi, e non è semplice mantenere una qualità elevata così a lungo (è più facile per le serie via cavo avendo pochi episodi a disposizione). In poche parole The Good Wife, a mio avviso, è uno dei rari capolavori della serialità televisiva, una di quelle serie che per forza devono essere viste.

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