I dischi che consigliamo: le recensioni di Starc

a cura di Carolina Donati e Stefano Sarzi Amadè

Musica3

Manic Street Preachers – FUTUROLOGY (Columbia)

Ecco il contrafforte al recentissimo scorso album dei Manic (Rewind The Film), e com’era stato anticipato, alla malinconia e dilatazione di quel disco, ora si contrappone la potenza di un album solido e metallico. Perché “Futurology” è questo: una collezione di brani potenti e graffianti, dove i testi di critica sociale e ribellione caratterizzano ancora una volta lo stile della band, e dove il suono viene reso coeso, attuale e vigoroso dall’uso dell’elettronica alla “krautrock” a far da sfondo al sound caratteristico del gruppo. Non aspettatevi quindi un album elettronico e rivoluzionario, piuttosto si scorge l’influenza di alcuni tra ciò che sono stati in passato gli episodi migliori nella storia della band, tradotti in un nuovo, moderno e brillante linguaggio per un disco che mantiene alti gli standard di questo grande gruppo.

Sia – 1000 FORMS OF FEAR (Monkey Puzzle, RCA)

Questo è già il disco numero sei della cantautrice, anche se la sua fama è legata per la maggior parte delle persone alle recenti collaborazioni con artisti di successo mondiale: ha infatti scritto canzoni per (tra gli altri) Celine Dion, Britney Spears, Rihanna, Shakira, Katy Perry, Beyoncé, Kylie Minogue, Jennifer Lopez, e collaborato con (sempre tra gli altri) Zero 7, David Guetta, Flo Rida, Eminem… Però ora la cantante torna sul suo territorio anche come interprete delle sue canzoni, con lo stile indie personale che l’ha sempre caratterizzata. Cos’è cambiato? Principalmente 2 cose: ora la cantautrice ha i riflettori del mondo puntati addosso, e questo album presenta un’immediatezza melodica che la farà avvicinare a nuovi fans. A partire dal (bellissimo) singolo “Chandelier”, questo album contiene alcuni tra i brani pop più efficaci del suo repertorio, facendo uscire la cantante dalle quinte dietro le quali era sempre rimasta.

David Gray – MUTINEERS (Kobalt Label Services)

Sono stati anni duri per David Gray, la cui freschezza compositiva risentiva di una necessità di rinnovo che non arrivava. Il cantautore ha deciso quindi di tornare alle origini realizzando un album senza “ricami”. Si è fatto aiutare alla produzione da Andy Barlow dei Lamb, è tutto ciò si materializza nella presenza di elettronica (come in alcuni suoi memorabili albums), però non diretta, ma quasi impercettibile, velata e miscelata con suoni acustici in textures e grooves che donano nuova energia allo stile dell’artista. Nessun singolo da classifica, nessun passaggio “facile”, solo poesia, momenti a tratti eccezionali per un disco che mette nuovamente in risalto le capacità di scrittura ed interpretazione del cantautore. Un disco della rinascita: bentornato.

Musica4

Interpol – EL PINTOR (Matador)

Nuovo album per gli Interpol, l’affascinante e imperturbabile band indie-rock che anche in questo disco nulla concede alle mode. E quindi, in questo nuovo capitolo (arrivato dopo ben 5 anni dal precedente disco) si individua immediatamente la matrice stilistica del gruppo, rinnovata e rinfrescata, nella quale vengono sviluppate e compattate tutte le tracce. Le chitarre e le dinamiche ritmiche gettano le basi sulle quali si sviluppa la scrittura rock originale e consolidata del gruppo, in un risultato dal timbro omogeneo, energico, efficace ed assolutamente personale, nonché fortemente ispirato e di grande qualità.

Lana Del Rey – ULTRAVIOLENCE (Interscope Records)

Andiamo al sodo: con questo album Lana Del Rey ha raccolto un’eredità da Amy Winehouse, quella di rievocare una musica del passato. Mentre però Amy era vicina al blues, alla black music ed al jazz, Lana assomiglia di più, seppur in chiave pop, a una “femme fatale”, e con questo album (per il quale molti la aspettavano al varco) dimostra di saperci fare. Suicidio commerciale che le permetterà di liberarsi (forse) dagli stereotipi radiofonici per raggiungere l’immagine mistica e sensuale tanto ricercata. Dopo pochi ascolti, l’album rivela le molte sfumature e atmosfere rarefatte che caratterizzano le canzoni. La voce raggiunge una volontà espressiva veramente efficace e suggestiva e, distesa su arrangiamenti notturni, sembra trovare il suo spazio ideale.

Franco Battiato – JOE PATTI’S EXPERIMENTAL GROUP (Universal)

Il Maestro è tornato per stupire l’ennesima volta. Dopo le sue più recenti produzioni pop (e intramezzate dall’uscita colta “Telesio”), questo album vede Battiato ritornare al gusto della sperimentazione. E “ritornare” è proprio la parola giusta, per due motivi: questo disco infatti si ispira direttamente alle sonorità e a quel gusto di avanguardia musicale che permeava i primi lavori del cantautore (a partire da “Fetus”, “Pollution”, “Sulle corde di Aries”, “Clic”, “L’Egitto prima delle sabbie” e molto altro ancora), ed è caratterizzato da pulsazioni ritmiche, ambient, vocalizzi, riverberi ed accompagnamenti lirici ed orchestrali, mentre i brani proposti sono una collezione di alcuni inediti e altri che ripercorrono momenti musicali dell’intera carriera del cantautore, andando ovviamente a pescare non tra i brani più popolari, ma tra gli esempi più sperimentali proposti nel suo repertorio. La prova di un genio musicale che ha ancora molto da dire.

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