I dischi che consigliamo: le recensioni di Starc

a cura di Carolina Donati e Stefano Sarzi Amadè
Musica2

William Fitzsimmons – LIONS (Gronland records)

La malinconia, la quiete, il tramonto, sono solo alcuni degli scenari dipinti dal cantautore americano che ricorda a tratti la scrittura di Amos Lee e Nick Drake. Non cambia lo stile che lo ha caratterizzato in tutti i suoi album, un folk definibile “new age”, dove la voce delicatissima del cantante, accompagnato dalla chitarra suonata con altrettanta gentilezza, ti coccola in un racconto fatto di canzoni dai temi a tratti tristi e desolati, a tratti limpidi e luminosi. Questo è un disco con un’amina, capace di emozionare, qualità non scontata in questi tempi.

Lorde – PURE HEROINE (Universal)

Una ragazza di diciassette anni debutta nel mainstream musicale. Cosa vi aspettereste normalmente? E invece questa musicista talentuosa sforna un album inaspettato, composto da canzoni pop inconsuete (tra le quali il super tormentone “Royals”), piene di synths e ritmiche inconsuete, dalle tematiche inconsuete. A tratti Lorde si avvicina alla famosissima Lana del Rey, ma nello scandito musicale sono chiare le ispirazioni a una certa musica indipendente elettronica. Con questo debutto Lorde dimostra di non essere una teen-idol, ma dà prova di avere le carte in regola per poter seguire un suo personale percorso nel pop ed affermarsi nella musica (a tutto merito).

James Blake – OVERGROWN (Republic records)

Soul trip hop elettronico? Post-dubstep? Cantautorato del nuovo millennio? Classificare la musica sperimentale di James Blake è piuttosto difficile, le trame scarne delle sue canzoni sono notturne e solitarie, piano, tastiere e loop vocali si ripetono come in un sogno agrodolce. Questo secondo album rappresenta la piena conferma della sua scrittura musicale e il talento (evidentissimo) del cantautore venticinquenne, che nonostante lo status di icona alternativa guadagnatasi, procede con il suo percorso senza concessioni commerciali e compromessi. Mettete le cuffie e lasciatevi trasportare da Blake nel suo sogno, intensissimo ed emozionante.

Musica1

Beyoncé – BEYONCÉ (Parkwood – Columbia)

Di questi tempi le star mondiali pubblicano i loro dischi precedendoli da mesi di teaser, pubblicità, e maree di singoli. Beyoncé se ne è sbattuta, ha pubblicato il suo album con pochissima pubblicità preliminare ed ha fatto ugualmente il botto (come mai prima un suo album). Questo per dire che a volte bastano le canzoni, e non tutto il decoro mediatico che ci sta intorno. Il progetto è ambizioso, il suono è ricercatissimo la produzione impeccabile. Ma ciò che ti sorprende sono proprio le canzoni, decisamente diverse e meno facili rispetto al passato, strutturate in un r’n’b venato di hip hop ed elettronica dove tematiche a volte serene e altre molto cupe affrontano tra gli altri, il tema della bulimia e della depressione, con un’onestà spiazzante. Descrivere tutte le sfaccettature di questo bellissimo album sarebbe troppo lungo, ma una cosa è certa: Beyoncé è un’artista in continua evoluzione, e la sua evoluzione la porta a creare musica sempre più elevata.

Neneh Cherry – BLANK PROJECT (Smalltown supersound)

18 anni. Tanto è passato dall’ultimo album di Neneh Cherry, in mezzo alcuni album in collaborazione con altri musicisti e comparsate varie. Ora la musicista torna con un album sorprendente, nel quale cambia nuovamente le carte e percorre sentieri d’avanguardia e contemporaneità musicale (caratteristica che ha sempre accompagnato i suoi album seppur più commerciali). Sin dalle prime tracce dell’album si capisce il carattere del disco, fatto di suoni essenziali, scarni e asciutti, pochi sintetizzatori, ritmiche grezze e sincopate, testi drammatici e luce a sprazzi. A volte sembra di ascoltare un eco trip hop, a volte sembra sfiorare la drum’n bass, in un album dove il produttore Four Tet riesce ad abbinare la ruvida elettronica ad un approccio quasi jazz e all’anima soul della musicista. Un lavoro ambizioso, austero, dove non si può che rimanere stupefatti del talento artistico ancora intatto di Neneh Cherry.

Kelis – FOOD (Ninja Tune)

Ha avuto bisogno di molto tempo Kelis per scegliere l’identità che avrebbe avuto questo album. Dopo aver iniziato con l’R’n’B e hip-hop dell’album di debutto, e proseguito fino all’house satura di suoni dell’ultimo album “Flesh tone” (prodotto, tra gli altri da Benny Benassi e David Guetta), la musicista aveva bisogno di ridefinire la propria identità musicale. E lo fa ripulendo il suono e le intenzioni, e riacquistando una genuinità che ormai era celata dalle superproduzioni. Food è quindi un album che con assoluta modernità riscopre l’anima soul e funky della cantante, e lo fa con grande ispirazione e naturalezza. Ecco quindi che mentre scorrono uno dopo l’altro i grooves accattivanti delle canzoni e le atmosfere più soul, scopri qua e là i fiati, l’elettronica (mai invadente) e persino un approccio gospel. Food è un album caldo, Food è un album corposo, Food è il piatto forte di Kelis, condito dalla sua intensa voce. Per lei è un nuovo, ammirabile e riuscitissimo, inizio.

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